Pillole di Fotografia: La Regola dei Terzi
Nel mondo della fotografia, dai corsi amatoriali fino alle accademie più prestigiose, esiste un dogma che viene insegnato quasi come un riflesso incondizionato: la Regola dei Terzi.
Oggi, nel 2026, questa "regola" è onnipresente. È disegnata digitalmente nei mirini elettronici delle nostre mirrorless, appare in sovraimpressione sugli schermi degli smartphone e viene utilizzata come griglia di ritaglio predefinita in quasi tutti i software di post-produzione.
Che cos'è esattamente?
In termini moderni, la Regola dei Terzi impone di dividere l'immagine con due linee verticali e due orizzontali equidistanti, creando una griglia di nove rettangoli identici. La teoria suggerisce che, per ottenere un'immagine dinamicamente piacevole, il soggetto principale debba essere posizionato lungo queste linee o, meglio ancora, nelle loro intersezioni (i cosiddetti "punti di forza").
Tuttavia, pochi sanno che questa griglia non è nata con l'invenzione della macchina fotografica.
Non è una legge ottica, è un'eredità pittorica vecchia di secoli!
1797: L'Eredità di un Pittore
Per trovare la vera genesi di questa tecnica, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, ben prima che Niépce o Daguerre impressionassero la prima lastra. Dobbiamo tornare al 1797.
L'autore di questo concetto è John Thomas Smith, un incisore, antiquario e scrittore britannico. Nel suo libro "Remarks on Rural Scenery" (Osservazioni sul Paesaggio Rurale), Smith stava cercando di codificare ciò che rendeva piacevole un dipinto paesaggistico.
Smith non stava parlando di griglie geometriche rigide. Il suo suggerimento nasceva da un'esigenza di bilanciamento visivo. Egli notò che dividere un paesaggio a metà esatta (50% cielo e 50% terra) creava un'immagine statica, noiosa e priva di tensione.
Scrisse che "due luci distinte e uguali non dovrebbero mai apparire nella stessa immagine" e suggerì una proporzione di disuguaglianza: un terzo contro due terzi. L'obiettivo di Smith era guidare l'occhio dello spettatore attraverso "parti ineguali" per evitare quella che lui definiva una "sospensione imbarazzante" dell'attenzione.
La fotografia ha semplicemente adottato questo consiglio pittorico nel secolo successivo, semplificandolo in una griglia geometrica facile da insegnare e da replicare, per aiutare i principianti a evitare l'errore comune di posizionare sempre il soggetto al centro esatto dell'inquadratura.
La Visione dello Studio: L'Arte di Infrangere la Griglia
Se la storia ci insegna che la Regola dei Terzi è più un suggerimento sull'equilibrio che una legge immutabile, nel nostro studio crediamo che la vera maestria risieda nel sapere quando ignorarla deliberatamente.
Nel contesto della fotografia di alto livello contemporanea, l'aderenza cieca alla griglia dei terzi può talvolta risultare prevedibile, quasi banale. Ecco perché, e come, scegliamo spesso di infrangerla nei nostri lavori:
- La Simmetria e il Centro Assoluto: Quando vogliamo trasmettere autorità, stabilità o sacralità, posizioniamo il soggetto esattamente al centro. Pensate alla ritrattistica formale o all'architettura: la simmetria centrale non è un errore, è una dichiarazione di forza che la Regola dei Terzi diluirebbe.
- Il Riempimento del Fotogramma (Fill the Frame): Nella fotografia macro o nel ritratto emotivo molto stretto (close-up), ignoriamo totalmente i punti di intersezione. Il soggetto diventa il tutto. Non c'è spazio per "l'aria" attorno; c'è solo la texture e il dettaglio. Qui la griglia perde di significato perché non c'è sfondo da bilanciare.
- Tensione ai Bordi: Per creare un senso di disagio, di attesa o di vastità negativa, talvolta spingiamo il soggetto ben oltre la linea del terzo, quasi al bordo estremo del fotogramma. Questo "errore" accademico crea una narrazione visiva molto più potente di una composizione bilanciata, suggerendo che qualcosa sta per entrare o uscire dalla scena.
John Thomas Smith voleva liberare i pittori dalla banalità, non imprigionare i fotografi in una griglia. Usate la Regola dei Terzi come un allenamento per l'occhio, ma non scattate mai solo per soddisfare la geometria.
La prossima volta che inquadrate, chiedetevi: "Voglio una foto geometricamente corretta, o voglio una foto che emozioni?"